Andrea Chaves recita il IX canto del Purgato

Attualitą
23/06/2017

Venerdì 23 giugno, alle 21.00, presso la Biblioteca Comunale "Roberto Allegri", Andrea Chaves reciterà e commenterà il IX canto del Purgatorio che si caratterizza per il gusto, la scenografia e la bellezza decisamente medievali. Un canto che apre il cuore della seconda cantica, ovvero il Purgatorio propriamente detto. Non è facile, per i lettori moderni, comprendere appieno il fascino suscitato nei contemporanei di Dante dal complicato susseguirsi di simboli teologici e morali che investono il canto anche prima dell'avvertimento dell'autore sulla difficoltà del tema trattato. Del resto, l'allegoria era abituale nella produzione culturale dell'epoca, e in nessun altro modo si sarebbero potuti raddensare i principi della teologia scolastica riguardo al pentimento ed all'espiazione dando contemporaneamente un qualche tipo di movimento al canto.

Quando scende la notte Dante, seduto sull’erba della Valletta accanto a Virgilio, Sordello, Nino Visconti e Corrado Malaspina, è vinto dal sonno. In prossimità dell’alba, quando si dice che i sogni siano veritieri, il poeta sogna di trovarsi sul monte Ida e di venire rapito da un’aquila dalle piume d’oro, che lo conduce sino alla Sfera del fuoco, dove entrambi prendono a bruciare. Destatosi per la forte impressione ricevuta, Dante si accorge di trovarsi in un altro luogo: non c’è più la Valletta ma si vede tutta intorno la distesa marina, le anime sono scomparse tranne Virgilio e il sole è già alto nel cielo. Il maestro gli spiega allora che all’alba è scesa in suo aiuto santa Lucia, che lo ha trasportato nel sonno fin quasi all’ingresso del Purgatorio vero e proprio. La porta del Purgatorio ha tre scalini di diverso colore: uno bianco, uno scuro, crepato nel mezzo, e uno vermiglio; sulla soglia, che pare di diamante, sta seduto l’angelo guardiano, che tiene nelle mani una spada abbagliante. Virgilio gli dice che essi si trovano lì per volere di santa Lucia, quindi fa salire gli scalini a Dante, che si getta ai piedi dell’angelo e, invocando misericordia, chiede umilmente di essere ammesso. Allora, con la punta della spada, l’angelo incide sette P (simbolo dei sette peccati capitali, corrispondenti alle sette cornici) sulla fronte di Dante, esortandolo a purificarsi delle sue colpe man mano che salirà nei vari gironi. L’angelo estrae quindi le due chiavi ricevute da san Pietro, una d’oro e una d’argento, con le quali apre la porta e fa entrare i due poeti, ricordando loro di non voltarsi se non vogliono rendere vano il loro viaggio. Mentre la porta si apre, Dante comincia a sentire il canto del Te Deum, di cui però riesce solo a tratti a distinguere le parole, come capita quando in chiesa si canta accompagnati dall’organo. I due viandanti vengono così accolti nel Purgatorio.

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