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A Libarna dunque non si va a vedere il monumento
grandioso o a ritrovare le opere d'arte dei libri di scuola, ma l'appassionato
può studiare la topografia urbana non a tavolino ma in situ, accostarsi alla
vetusta città, confrontarsi con le vestigia di un abitato interamente a misura
d'uomo nei passaggi calcati un tempo dai piedi umani e ruote di carri: un modo
forse ancora troppo trascurato di intendere l’area geologia ma, -a mio Parere,
il più vero ed il più vivo quando ci si accosta al passato inteso come
dimensione di vita. Possibilità dunque di rivivere un'atmosfera in un luogo
dove gli impianti uniscono la facilità di lettura dell'ambiente alla comodità
dei raggiungimento in quanto, adagiata tra gli sbocchi della Padana per Genova
nei quattro svincoli della strada statale, dell'autostrada Milano-Genova e delle
reti ferroviarie Milano-Genova e Torino-Roma, servite in special modo dalle
stazioni ferroviaria e autostradale di Serravalle Scrivia, Libarna è quanto mai
accessibile.
Cenni
storici.
Il motivo conduttore della storia di Libarna è quella
strategica ubicazione a cavallo dei transito tra la Val Padana ed il Mar Ligure
che ne determinò con ogni probabilità, l'enucleazione in epoca pre-romana,
come attesterebbe il toponimo di matrice tipicamente ligure, e con indubbia
certezza l'accrescersi dell'impor- tanza. Importanza cui massimamente assurse,
anche per le ripercussioni economico- politiche nel territorio più propriamente
peninsulare dell'Italia, come città romana. In età repubblicana, come
abbondantemente attestato dalle monete argentee rinvenute nel suolo di Libarna,
la città presentava un abitato fiorente. Con l'avanzata romana il luogo ancor
prima che in qualità di transito acquista importanza come punto strategico in
quanto passaggio per e dagli Appennini. Infatti conquistati i liguri
dell'Appennino tosco-ligure ed emiliano, con le spalle ormai al sicuro, i romani
affrontano gli Statielli. Siamo tra il 179 e il 175. Tra il 173 ed il 143 i
romani sottomettono anche i Bagienni e la zona di Libama, utilizzata anche per
il concentramento dei rifornimenti di buona parte dell'esercito impegnato,
risente positivamente dei mutato assetto politico, av- vantaggiandosi delle
nuove realizzazioni stradali promosse dalla capitale che ne arricchiscono i
commerci: così la via Postumia che congiunge Placentia a Genua passando per
Dertona e Libarna si aggiunge intorno al 148 alle vie Flaminia ed A emilia (Roma-Placentia).
Poi nel 109 è la volta della via Aemilia Scauri (Dertona- Vada Sabatia).
Elevata a colonia tra il 75 ed il 98 d.C. vedrà tra la fine dei 1 ed il
principio del Il sec. d.C. l'elevazione dei principali edifici pubblici, teatro,
anfiteatro, acquedotto. L'abitato fu servito da una curatissima distribuzione di
acque. Fiorenti erano pure le industrie rifacentisi all'attività edilizia,
lastre fittili, embrici, ecc. Le monete ci attestano la vitalità di Libarna
fino alla tarda età imperiale, anche quando i documenti letterari ed epigrafici
si fanno più scarsi. Nel IV secolo l'importanza della città è attestata dalla
sua menzione al miliario XXXVI da Genua e al XXXV da Dertona nella Tavola
Peutingeriana usata soprattutto per scopi militari e per i commerci. Ma nella
metà circa dei V secolo, se pur, continua per i suoi abitanti rifugiatisi sulle
alture circostanti, cessa improvvisamente la vita di Libarna-città che non
riprenderà neppure quando la popolazione ritorna nel piano dove, anziché
ripopolare l'antico abitato, fonda Serravalle. ,Il perché dei cambiamento?
Ritiratisi dalla valle con l'avanzata dei barbari gli antichi abitanti trovano,
al ritorno nel piano, la vecchia città ridotta dall'incuria a un cumulo di
rovine: più facile costruirne una nuova col materiale a disposizione nelle case
diroccate. Così quello che non fecero orde di invasori lo fecero gli stessi ex
libarnesi per costruire la nuova città.
Struttura.
Tipica urbs romana con isolati
racchiusi tra cardines e decumani, cioè tra due ordini di vie parallele, le une
orientate in direzione N-S, le altre in direzione 0-E, intersecantisi ad angolo
retto, anche se nel caso particolare di Libarna l'orientamento proprio delle
strade risulta sfasato dall'essere tutto l'agglomerato urbano volto in direzione
NO-SE, per cui l'indicazione delle strade come cardines e decumani è più
convenzionale che legitti- ma. Alla lincarità della rete viaria si univa la
regolarità della dislocazione degli impianti pubblici che vedevano il foro in
posizione centrale, nella zona ora a monte della statale per Genova, tagliato
dalla zona degli scavi da questa e dalle reti ferroviarie, all'incrocio tra la
via Postumia, che attraversava l'urbs, ed il decumano massimo, il quale sfociava
ad 0 nell'anfiteatro, come le terme ed il teatro in zona N, posto ai margini
dell'abitato.
Anfiteatro.
Di forma elissoidale,
situato all'estrernità NO dei decumano massimo (alle spalle dell'arena è la
depressione ove corre la Scrivia, dalle piene della quale lo proteggevano forse
due muri íncrociantisi ad angolo retto) di cui l'asse minore è l'ideale
prolungamento, su di una piazza a terrazza rettangolare è definito dagli
studiosi arena di tipo provinciale e presenta quali caratteristiche principali
la costruzione a fossa centrale come il più celebre anfiteatro di Verona,
ottenuta mediante la duplice fatica dello scavo dell'arena, cioè dei luogo ove
avvenivano gli spettacoli. al di sotto del livello del terreno e dei rialzo
delle gradinate sulla terra riportata opportunamente cementata da costruzioni
anulari e radiali. In linea con l'asse maggiore sono stati localizzati, muniti
di celle forse adibite alla vendita delle tesserae, due ingressi principali per
i quali si è potuta intuire, dal ritrovamento di laterizi a cuneo, una
copertura a volta, ma ai posti, ripartiti su uno o due oridini, si accedeva
mediante altri 26 passaggi, tutti ben visibili lungo il muro perirnetrale. Due
di essi sono in linea con l'asse minore determinando, in simmetria con quelli
dell'asse maggiore, una divisione dell'elissoide in 4 parti uguali contenenti
ugual numero di passaggi: presso quello ordinato con la parte orientale
dell'asse minore il ritrovamento di massi squa drati presso una soglia fece
pensare già al Monaco di trovarsi in presenza della porta libitinaria, ovvero
della porta àttraverso la quale i giadiatori caduti erano portati fuori
dall'arena. Sempre in linea con l'asse miiiore ma nel sottosuolo è stato invece
riportato alla luce un corridoio che, percorrendo l'are- na in tutta la sua
lunghezza con leggera inclinazione, dopo aver toccato un grande pozzo
semicircolare, confluisce, in corrispondenza al centro dell'elissoide, in una
sala di forma rettangolare con absidi terminali affrontate, posta in
comunicazione coi piano dell'arena da una piccola scala. L'arena in origine era
chiusa da un podio costituito di quadrelli di arenaria poggiante su di uno
strato di 1 m. di ciotoli e quadrelli in muratura; sporgente ora di 50 cm. sul
piano dell'arena il podio aveva in realtà un'altezza assai maggiore essendo ben
più alti i muri radiali della cavea ed era presurnibilmente rivestito di lastre
marrnoree. Gli assi della costruzione sono di m. 66.36,70 per la sola arena e di
m. 77.47,70 per il recinto completo, arena e cavea, quanto alla platea che
circonda l'anfi- teatro le dimensioni sono di m. 98,20.68,20. Già i primi scavi
stabilirono che all'estemo la costruzione non aveva rivestimento decorativo, ma
solo lesene a sporgenza leggera, come si potè arguire da un piccolo avanzo. La
fine della costruzione fu dovuta, prematuramente e diversamente, per quanto è
dato di capire, rispetto il resto della città, nella la metà del IV sec. ad un
incendio che trovò alimento nel legname impiegato per le apparecchiatura e per
la copertura lignea: questa distruzione non esclude però la possibilità di un
ripristino da parte della popolazione, avanti che si delineasse il bisogno di
abbandonare la città.
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Teatro.
A Sud Ovest del quartiere dell'anfiteatro,
tagliati dalla zona archeologica dello stesso dalla linea ferroviaria MI-GE e
racchiusi tra questa e la TO-Roma, si trovano i resti del teatro.La
costruzione, a normale forma di esatto emicielo caratteristica dei teatro ro-
mano, presenta, come già l'anfiteatro, strutture curvilinee di conteniinento
del- la terra riportata sulla quale poggiavaíio le gradinate, cavea, che si
affacciavano su scena rettangolare con palcoscenico originariamente a copertura
lignea, delimitato da parasceni, o locali laterali, per una lunghezza
totale pari al diainetro della cavea, 35 m., e con buche per i contrappesi di
manovra del sipario. Confinanti con la scena e a retro di essa sono i resti dei
quadriporto, corridoio coperto dove gli spettatori potevano passeggiare e
ripararsi in caso di maltempo. Ma il teatro di Libarna presenta due
particolarità costruttive che hanno destato l'interesse degli studiosi. La
prima, di carattere prettamente architettonico, consiste nella presenza di 3
parodoi, ingressi, due laterali come d'uso, e una centrale. Questa parodos
centrale, assai inconsueta nei teatri romani, posta perpendicolarmente rispetto
il frons scenae divide la cavea in due settori speculari di uguali dimensioni,
ma la sua particolarità non si limita alla sola presenza quanto al fatto che per
dimensioni risulta essere l'ingresso principale. Esso presenta a metà circa
della propria lunghezza due nicchie affrontate semicircolari nelle quali
dovevano esser contenute statue, presumibilmente a carattere onorario, o
fontane. Le tre parodoi, che vanno restringendosi verso l'intemo di circa 1/2
metro, sfociano nell'orchestra, lo spazio libero tra la scena e la cavea, che di
queste ripete in piccolo le dimensioni e la forma a emicielo, residuo del teatro
greco, dove ospitava il coro, poi mancante nel teatro romano, nel quale è
riutilizzata per l'accesso degli spettatori alle gradinate. L'orchestra era
attraversata da un grande canale di scarico, ben visibile, in linea con la
parodos centrale. Nel teatro sono rinvenibili altri tre con- dotti idrici di cui
uno, asimmetrico con la costruzione, della quale tagliava diago- nalmente la
cavea, era ad essa preesistente. Tra scena e orchestra si possono vedere tre
muretti paralleli. Nel corso degli scavi sono stati rinvenuti alcuni piloni
predisposti, mediante incavo ad U sulla sommità, all'appoggio dei travi di
sostegno del palcoscenico, e tre scalini che portavano al piano della scena,
sopraelevato rispetto l'orchestra. L'altra particolarità è invece un'alterazione
strutturale ed è data dalla presenza nel lato dell'emicielo esposto a Nord di
vani absidati aperti tra i muri radiali, vani che mancano invece nella zona Sud
dello stesso emicielo, cosa non attribuibile all'azione distruttrice del tempo
se al loro posto vi sono invece le rimanenze di un muro di fondo, con
interruzioni in prossimità delle aperture d'accesso al piano superiore, decorato
con lesene in cotto sporgenti dalla parete. Di questa alterazione attendibile
spiegazione fornita dagli studiosi è che il muro della facciata Sud sia quello
originario della costruzione e che i vani absidati Nord gli siano stati
sostituiti in seguito ad un cedimento dello stesso in tale zona. Si ritenne
dovuta a questo la costruzione di un anello più esterno ad arcate che avrebbe
avuto in tal caso duplice funzione di aumentare la capienza della cavea e
coprire le diverse strutture dell'ex- facciata. Tale anello esterno presenta i
resti di grossi pilastri che delimitavano arcate di in. 2.40 di luce. La
facciata era certamente in due ordini. Le parti ornamentali esterne, pilastri,
capitelli e fregi, erano in arenaria, usata comunemente a Libarna per la sua
diffusa presenza nelle cave locali. Altri ritrovamento marmorei nell'arca di
Libarna non escludono la possibilità di un rivestimento interno dei teatro in
marmo. La datazione, non certa, è stata variamente messa in relazione con
l'epoca di maggior sviluppo demografico ed edilizio della città che
coinciderebbe con le probabili epoche di costruzione, nel Il sec., e di
ampliamento, nel III, e con la presenza della parodos centrale, che, per
esigenze di ordine pratico, compare nel teatro romano allorché il locale si apre
ad altre rappresentazioni che non le consuete, quali i ludi gladiatori,
all'incirca nel III-IV sec. dell'Impero.
Case di
abitazione.
La panoramica più completa dei criteri edilizi
delle case di abitazione di Libarna è fornita dal quartiere
dell'Anfiteatro, vale a dre dagli isolati ad esso prospicienti,
fiancheggianti il decumano massimo, poiché, essendone state riportate alla luce
con completezza le fondamenta, consente ora l'osservazione in pianta dei sistemi
distributivi dei locali. Tale quartiere a carattere periferico, l'anfiteatro
delimitava l'abitato nella zona Ovest ed era lontano dal foro, ci fornisce
l'indicazione di un urbanesirno illuminato, per lo meno nel periodo di maggior
sviluppo della città, cui tale zona risale, da ragioni di ordine e regolarità
suggerite dalla priorità della rete viaria assoggettante, e non assoggettata
dalle case da costruirsi. I nuclei, come osserva la Finocchi, «sono alcuni per
isolato, accessibili da vestiboli o corridoi affiancati alle tabernac su strada,
dei tipo a cortile con porticato, con elementi architettonici tipici delle case
ostiensi del Il sec. dell'Impero». cienti, fiancheggianti il decumano massimo,
poiché, essendone state riportate alla luce con completezza le fonda- menta,
consente ora l'osservazione in pianta dei sistemi distributivi dei locali. Tale
quartiere a carattere periferico, l'anfiteatro delimitava l'abitato nella zona
Ovest ed era lontano dal foro, ci fornisce l'indicazione di un urbanesirno
illuminato, per lo meno nel periodo di maggior sviluppo della città, cui tale
zona risale, da ragioni di ordine e rego- larità suggerite dalla priorità della
rete viaria assoggettante, e non assoggettata dalle case da costruirsi. I
nuclei, come osserva la Finocchi, «sono alcuni per isolato, accessibili da
vestiboli o corridoi affiancati alle tabernac su strada, dei tipo a cortile con
porticato, con elementi architettonici tipici delle case ostiensi del Il sec.
dell'Impero». Sul lato destro del decumano massimo fondamenta di esigua entità
di spessore hanno fatto pensare a costruzioni di scarsa elevazione, forse
botteghe a solo pian terreno, forse scuderie o magazzini. Nell'isolato Nord è
interessante la soluzione prospettata da un grande cortile centrale con area
perimetrale porticata ,intorno al quale si affacciano più nuclei. Purtroppo
occultati alla vista del visitatore da rinnovato interramento o da distruzione
sono pregevoli mosaici che rivelavano, insieme ad altri reperti di carattere
voluttuario, bronzi figurati, sedili e fontane marmoree, pure mancanti in sede,
l'accuratezza delle costruzioni dei resto manifestata anche nell'efficienza
della rete di approvvigionamento idrico, che serviva le abitazioni, fornite di
pozzi e fontane, appoggiato da un'ottirna rete di scarico che faceva confluire
le acque in collettori sottostanti la rete stradale e di qui le convogliava
nello Scrivia.
Concludendo.
Dunque «Libarna ieri
e oggi» non è già un titolo, ma una Vera e propria definizione in quanto,
accuratamente riportate alla luce e restaurate le strutture, restituite dal
tempo, tenute a prato con efficienza, fanno sì che la vecchia città romana,
ridestata dal sonno profondo di incuria secolare, abbia convertito la sua vita
in quella di stazione archeologica didatticamente utile grazie agli ingentì
lavori della recente amministrazione.
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