L'anfiteatro

La costruzione dell'anfiteatro di LIbarna è databile intorno alla metà del I secolo d.C., mentre le ultime fasi di vita si collocano nella prima metà del IV secolo d.C. L'edificio non sorgeva in area extra-urbana, come nella maggior parte delle città romane, ma al limite orientale dell'impianto Libarna - Anfiteatrourbano, risultando contemporaneamente inserito all'interno dello schema topografico, in asse con il decumano massimo e con il foro.

La cavea poggiava su un terrapieno di riporto, ottenuto dallo scavo dell'arena e sorretto da muri di contenimento radiali. L'accesso ai vari ordini di posti avveniva tramite corridoi di accesso (vomitoria) e scale, dei quali sono visibili le fondazioni murarie.

L'arena (66,40 x 38,20 metri) era delimitata dal podio, alto circa due metri, che poggiava su uno zoccolo in arenaria ed era rivestito da lastre di marmo.

In corrispondenza degli assi dell'ellisse si aprivano i quattro accessi all'arena, in alcuni dei quali sono ancora visibili i gradoni in pietra. Sotto l'arena erano stati ricavati gli ambulacri e i vani ipogei, coperti da volte a botte, elementi peculiari dell'anfiteatro di Libarna. Caratteristica è la forma dell'ambiente centrale, costituito da una grande sala con esedre.

 

L'ipotesi ricostruttiva

L'anfiteatro di Libarna occupava lo spazio di due isolati ed era inserito all'interno di una piazza recintata (platea), quasi tangente all'edificio sui lati lunghi; si ipotizza che il lato settentrionale, dotato di portici, fosse aperto per collegare la piazza con le terme. La muratura perimetrale era scandita sul lato esterno da lesene, mentre il cornicione e le basi delle colonne erano in arenaria. L'accesso avveniva sul lato occidentale, in corrispondenza del decumano massimo, attraverso una porta monumentale che si suppone incorniciata da colonne corinzie. La facciata dell'edificio non aveva un ambulacro esterno porticato e si sviluppava in due ordini, per un'altezza di oltre 9 metri. La cavea era suddivisa in due ordini di posti, costituiti da undici gradinate in arenaria per posti a sedere e da un loggiato per i posti in piedi, coperto da un tetto a doppio spiovente. Il podio e il muro che delimitavano l'arena erano lastricati in marmo bianco, come dimostrano i frammenti di lastroni superstiti. In base ai rapporti dimensionali tra lo sviluppo dell'edificio e l'altezza dei gradoni, è stata ipotizzata una capienza di oltre 7.000 spettatori.

Come nelle altre città romane, a Libarna nell'anfiteatro si svolgevano ludi gladiatori, raffigurati anche su una lastra decorata di piombo ritrovata nella vicina Arquata Scrivia, che attiravano spettatori dalle campagne e dalle valli circostanti.

 

Gli isolati del quartiere dell'anfiteatro

Libarna_-_Isolati_AnfiteatroLa cronologia degli isolati del quartiere dell'anfiteatro è compresa tra la fine del I secolo a.C. e gli inizi del IV secolo d.C., periodo durante il quale le abitazioni subiscono diversi interventi che in parte modificano la planimetria e l'articolazione interna degli ambienti. All'impianto originario (fine I secolo a.C.) degli isolati libarnesi, dopo la costruzione dell'anfiteatro, a partire dalla seconda metà del I secolo d.C., seguono diverse fasi di ristrutturazione durante le quali le abitazioni (domus) di maggiori dimensioni sono frazionate in più unità abitative e vengono arricchite da nuovi mosaici di notevole livello estetico ed esecutivo. In molte case si aprono delle botteghe (tabernae), indizio di un nuovo impulso commerciale e produttivo di questo quartiere della città. I due isolati del quartiere dell'anfiteatro, a pianta pressoché quadrata (61 x 59,20 metri) e separati dal passaggio del decumano massimo, documentano differenti tipologie di domus: ad atrio, ad atrio e peristilio e a cortile. Un esempio dell'elevato livello di finitura delle abitazioni  edificate a Libarna è fornito dal mosaico del triclinium (seconda metà del II secolo d.C.), presente nel primo isolato, oggi riposizionato nella sua sede originaria dopo un complesso intervento di restauro.

Libarna_MosaicoDefinito da due fasce a tessere di colore nero, è composto da una scena figurata compresa tra due tappeti a decorazione geometrica. La scena centrale, policroma, rappresenta il mito di Licurgo e Ambrosia, chiaro riferimento simbolico alla funzione del triclinio: la ninfa, aggredita da Licurgo, viene salvata da Dioniso che la trasforma in vite, i cui tralci soffocheranno il re.

La raffigurazione è incorniciata da un motivo a treccia che delimita anche la parte superiore del mosaico, in tessere policrome, che presenta una complessa decorazione geometrica organizzata intorno ad un tondo centrale, collegato ad esagoni a lati curvilinei e a stelle a quattro punte ogivali. La parte inferiore del mosaico, a tessere bianche e nere, è costituita da motivi a quadrati e triangoli organizzati in fasce verticali alternate e intersecantesi. Il mosaico è di notevole qualità, realizzato con tessere molto piccole che permettono una resa precisa dei particolari e della modulazione cromatica. Si trattava quindi di una decorazione di pregio destinata ad arricchire il triclinium della grande domus ad atrio e peristilio.

 

Testi: Sabrina Carrea e Marica Venturino Gambari

Elaborazioni grafiche: Decode Design / Gabriele Maschietti e Marina Muti, Torino

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